Leishmaniosi: proteggete Fido

Altro che “mondo gatto”. Se potesse parlare Nina direbbe “mondo pappatacio”. Nina è una femmina di segugio italiano di circa sette anni. Da pochi giorni le è stata diagnostica una gravissima malattia: la leishmaniosi. Nina vive vicino Castiglione del Lago, nei pressi di Gioiella, in una zona dove negli ultimi tempi sono stati registrati molti casi di cani colpiti da questa malattia. Sono in genere animali che vivono all’aperto ma, anche se il cane è il principale serbatoio dell’infezione, non è escluso che la malattia si possa trasmettere all’uomo. Il vettore è la femmina del flebotomo, chiamato ”pappatacio”, un insetto più piccolo di una zanzara e per questo difficilmente individuabile. La cosa peggiore è che per la leishmaniosi, che provoca danni enormi ad organi come fegato, milza e reni e può essere anche mortale, al momento non esiste un vaccino. E allora, di fronte all’ennesimo caso, non è possibile rimanere in silenzio.
Il territorio di Castiglione, quello delle zone più interne lontane dal capoluogo lacustre dove invece ogni estate viene fatta la disinfestazione, rimane più a rischio. I veterinari della zona da tempo tengono sotto controllo la situazione, allarmati dal sensibile aumento del numero di casi di animali colpiti da questo micidiale parassita. Fino a qualche anno fa la malattia era limitata solo ad alcune regioni italiane, per lo più lungo le coste. Da circa dieci anni a questa parte anche l’Umbria è diventata una zona a rischio, con moltissimi casi di leishmaniosi canina accertata. Ma qualcosa contro la leishmaniosi si può fare: giocare d’anticipo, quindi prevenire. Le piccole dimensioni del parassita rendono vulnerabili anche le comuni zanzariere delle finestre delle case, che dovrebbero avere delle maglie fittissime oppure essere intrise di insetticida che, insieme agli appositi collari per cani, ai prodotti ad azione repellente, alla riduzione dell’esposizione notturna del cane al parassita, al momento rappresentano le uniche difese efficaci.
«Come medici veterinari - afferma la dottoressa Donatella Giardini che ha il suo ambulatorio a Castiglione del Lago - stiamo auspicando una maggiore sensibilizzazione delle istituzioni al problema e un rapido intervento da parte dell’Azienda Usl che ha il compito della disinfestazione del territorio. Chiediamo che anche la campagna sia interessata dagli interventi al fine di contenere il fenomeno. Alle nostre latitudini c’è un periodo dell’anno in cui il pappatacio è più attivo: da maggio a settembre. Sono questi i mesi nei quali occorre fare maggiore attenzione e durante i quali occorrerebbe un’operazione di disinfestazione, mentre nel periodo di riposo dei flebotomi (ottobre-aprile) è buona norma sottoporre il proprio cane ad appositi esami».

Daniela Billi

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